I big dell’Intelligenza Artificiale riuniti a Roma
“I cambiamenti non si subiscono, si governano”
Roberto Salvi, presidente di GAAT Service e di UNI Agenti, racconta le ragioni del convegno nazionale con Aranzulla, Camisani Calzolari, Frontoni, Veltroni, Gomez sul tema “Intelligenza artificiale & Agenti di Assicurazione”, in programma il prossimo 5 novembre a Villa Miani
Presidente Salvi, perché avete deciso di dedicare un convegno nazionale all’intelligenza artificiale?
“Siamo davanti a una trasformazione che riguarda tutti e che coinvolge inevitabilmente anche il mondo assicurativo. L’intelligenza artificiale non è più qualcosa che appartiene al futuro: è già entrata nelle nostre vite, nelle imprese e nelle professioni, modificando processi. E credo che gli agenti di assicurazione non possano permettersi di osservare questo cambiamento da spettatori. Il mio lungo percorso professionale e sindacale mi ha insegnato una cosa molto semplice: i cambiamenti non si subiscono, si governano. Per riuscirci, però, bisogna prima comprenderli. Da qui nasce l’idea del convegno, per parlarne con autorevolezza creando un’occasione vera di conoscenza e confronto, senza semplificazioni e senza approcci superficiali”.
Che cosa l’ha spinta a organizzare questo appuntamento?
“La convinzione che il nostro settore debba essere protagonista del cambiamento. Sarebbe miope non vedere le enormi potenzialità dell’intelligenza artificiale, ma sarebbe altrettanto ingenuo ignorarne i rischi. L’IA può modificare profondamente la relazione tra imprese, intermediari e clienti; può accrescere enormemente la capacità delle grandi organizzazioni di conoscere, orientare e raggiungere direttamente il consumatore. Se un cambiamento di questa portata viene governato soltanto da chi possiede le tecnologie, i dati e le maggiori risorse economiche, il rischio di una progressiva disintermediazione esiste. Presiedo due realtà diverse, GAAT Service e UNI Agenti, ma da prospettive differenti entrambe mi portano alla stessa conclusione: gli agenti devono provare a leggere per tempo le trasformazioni che possono incidere sulla loro autonomia e sul loro futuro professionale. Farlo dopo quando il problema si è manifestato sarebbe inevitabilmente troppo tardi. L’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nel rapporto tra compagnie, reti distributive e clientela dovrà trovare regole, trasparenza e forme di confronto. Non si tratta di mettere ostacoli all’innovazione: esattamente il contrario. Si tratta di fare in modo che l’innovazione sia condivisa e che la tecnologia resti al servizio delle persone, non che le persone diventino funzionali alla tecnologia e alla sola performance. Sentivo quindi la responsabilità di offrire agli agenti un’occasione di approfondimento di alto livello, e ringrazio anche AGI, Agenti Generali Italia e il suo presidente, Gianni Mezzalira, per aver condiviso e sostenuto questa iniziativa”.
Avete scelto relatori di grande prestigio.
“Era uno degli elementi sui quali non volevamo scendere a compromessi. Abbiamo cercato competenze autorevoli. I relatori che saranno con noi sono tra le figure di maggiore esperienza e riconoscibilità nei rispettivi ambiti legati all’intelligenza artificiale, alla tecnologia, all’innovazione e alla comunicazione. Penso a Salvatore Aranzulla, Marco Camisani Calzolari, Emanuele Frontoni, ma anche a una personalità come Walter Veltroni. E avere Peter Gomez a condurre la giornata e a moderare la tavola rotonda rappresenta un elemento di spessore e qualità. Non volevamo una passerella di nomi, ma professionisti che avessero qualcosa da dirci e, possibilmente, anche opinioni diverse tra loro. L’obiettivo non è uscire da Villa Miani pensando tutti la stessa cosa. È uscirne sapendo qualcosa in più e ponendoci domande migliori”.
Quindi non un convegno esclusivamente tecnico?
“Assolutamente no. Volevamo evitare che l’IA venisse raccontata soltanto attraverso algoritmi e tecnologia. Vogliamo ragionare su qualcosa di molto più grande: che cosa accade alle persone, alle professioni, alle imprese, alle relazioni e perfino alla nostra libertà di scelta quando strumenti capaci di elaborare enormi quantità di informazioni entrano stabilmente nei processi. Per questo abbiamo costruito un programma capace di mettere insieme competenze differenti e punti di vista complementari”.
Anche la scelta della location non sembra casuale: Roma e Villa Miani.
“Roma ci è sembrata la sede ideale per un appuntamento che vuole parlare all’intero mondo degli agenti. Villa Miani? Abbiamo cercato un contesto nel quale ci fosse non soltanto ascolto, ma anche incontro e relazione. E questo conta. Perché possiamo parlare per ore di Intelligenza Artificiale, ma continuo a pensare che una parte fondamentale della nostra professione resti fatta di persone che incontrano persone, di colleghi che incontrano colleghi. Credo molto nella centralità delle persone”.
Perché considera così importante il tema della centralità delle persone anche parlando di intelligenza artificiale?
“Da giovane agente fui presto affascinato dall’impegno sindacale. Facevamo, e facciamo ancora, un mestiere impegnativo, che spesso porta a lavorare e a ragionare individualmente. Io ho sempre trovato nella forza dello stare insieme una qualità e una dignità diverse del nostro lavoro. Poi ho avuto il privilegio e la responsabilità di guidare per venticinque anni un Gruppo Agenti che aveva già scritto pagine importanti della storia della Categoria. Ho attraversato battaglie sindacali, passaggi difficili e profonde trasformazioni. E ogni volta ho ritrovato lo stesso punto fermo: la persona, la sua libertà e la sua dignità professionale. L’Intelligenza Artificiale cambia la dimensione della sfida, non quel principio”.
Vi aspettate una partecipazione importante.
“L’interesse che stiamo registrando è significativo. Abbiamo scelto una sala capace di accogliere oltre 400 persone. Ma, al di là dei numeri, ciò che mi colpisce è il significato di questa partecipazione: gli agenti hanno voglia di capire, di interrogarsi e di confrontarsi con ciò che sta cambiando il loro lavoro. È un segnale importante, perché dimostra che la nostra non è una Categoria ripiegata sul passato. Il futuro riguarda tutti, qualunque sia il tratto di strada professionale che ciascuno di noi ha ancora davanti”.
Quale messaggio vorrebbe lasciare ai partecipanti?
“Vorrei che nessuno venisse a Roma aspettandosi di ricevere una risposta definitiva sull’Intelligenza Artificiale che non va considerata soltanto come una tecnologia che arriva dall’esterno. Può diventare uno strumento attraverso il quale ripensare il nostro lavoro. La relazione con il cliente, la professionalità dell’agente, la capacità di interpretare i bisogni continueranno ad avere un valore centrale, ma cambieranno gli strumenti con cui tutto questo verrà fatto. Prepararsi significa quindi non avere paura del futuro, ma conoscerlo per scegliere e capire per governare, cambiare nel rispetto del nostro passato e del ruolo sociale che abbiamo. Vorrei che tornassimo a casa con maggiore consapevolezza e con una convinzione: non dobbiamo avere paura del futuro, ma neppure consegnarlo ad altri. Dobbiamo avere il coraggio di partecipare alla sua costruzione. Se penso a chi verrà dopo di noi, vorrei che non gli consegnassimo soltanto ciò che siamo riusciti a conquistare. Vorrei consegnargli qualcosa di ancora più importante: il coraggio di conquistare ciò che ancora non esiste”.
In definitiva, che cosa rappresenta questo appuntamento per GAAT Service e UNI Agenti, realtà da lei presiedute?
“GAAT Service nacque molti anni fa da un’intuizione. Sul nostro sito c’è ancora una frase alla quale sono molto legato: un progetto pensato da uno, concretizzato con l’impegno e la passione di pochi e poi seguito e sostenuto da tanti. Potrei essere tentato di fermarmi alla prima parte di quella frase che da anni racconta GAAT Service: “un progetto pensato da uno”. E potrei persino concedermi un momento di orgoglio personale per l’intuizione iniziale. Ma sarebbe raccontare soltanto una piccola parte della verità. Perché le intuizioni, da sole, non costruiscono nulla. Occorrono persone disposte a crederci, a rischiare, a lavorare, a condividere. È per questo che la parte più importante di quella nostra vecchia frase viene dopo: “realizzato con l’impegno e la passione di pochi, seguito e sostenuto dalla grande maggioranza. GAAT Service è stata questo. Abbiamo messo insieme risorse, idee, regole, tecnologia, formazione e soprattutto fiducia. Abbiamo costruito strumenti che allora non esistevano per affrontare i cambiamenti di allora. Oggi ci troviamo davanti a un cambiamento diverso e probabilmente ancora più profondo. Sarebbe stato contrario alla nostra storia non occuparcene. GAAT Service è uno strumento di intermediazione ma ha accompagnato gli agenti su temi come la gestione dei dati, la tecnologia, il modello distributivo, la redditività e il servizio al cliente. Non sappiamo ancora fino in fondo come l’Intelligenza Artificiale cambierà il nostro mondo. Ma proprio per questo dobbiamo esserci adesso. Le organizzazioni vive non difendono soltanto ciò che hanno costruito: sanno interrogarsi continuamente sulla propria ragione d’essere. E qualche volta scoprono che un cambiamento offre loro una missione ancora più importante di quella per cui erano nate. Per UNI Agenti rappresenta innanzitutto un atto di responsabilità sindacale. L’Intelligenza Artificiale non è soltanto una questione tecnologica: può incidere, in prospettiva, sul ruolo stesso dell’intermediazione. Proprio recentemente il rinnovo del contratto collettivo dei dipendenti delle Compagnie con ANIA, l’associazione delle imprese assicurative, ha posto con forza il tema della necessità di governare l’impatto dell’Intelligenza Artificiale, prevedendo tutele affinché rappresenti un supporto e non una sostituzione del lavoro umano. È un principio che condivido pienamente. Ma allora credo sia legittimo porre una domanda: perché la stessa disponibilità al confronto non dovrebbe riguardare anche gli Agenti? Da tempo alcune Rappresentanze agenziali, tra cui AGI, Agenti Generali Italia, hanno sollecitato un confronto con le Compagnie per definire regole condivise sull’utilizzo dell’IA nei rapporti con le reti distributive. Nel caso di Generali, questa disponibilità alla sottoscrizione di un accordo finora non c’è stata. E qui vedo una contraddizione che prima o poi dovrà essere affrontata. Se riconosciamo che l’Intelligenza Artificiale è abbastanza importante da richiedere regole e garanzie per chi lavora dentro le Compagnie, non possiamo pensare che diventi improvvisamente irrilevante quando riguarda migliaia di agenti che ogni giorno presidiano il territorio e mantengono la relazione con milioni di clienti. Non abbiamo alcuna intenzione di combattere l’innovazione. Al contrario: vogliamo conoscerla, utilizzarla e contribuire a governarla. Ma innovazione non può significare assenza di regole, né può tradursi in un progressivo svuotamento dell’autonomia dell’agente, della consulenza professionale e del valore umano della relazione con il cliente. Per UNI Agenti, quindi, questo convegno è il modo per affermare un principio: il futuro della distribuzione assicurativa non può essere deciso e governato sopra la testa degli Agenti. Gli Agenti devono sedersi al tavolo nel quale quel futuro viene costruito per cambiare senza rinunciare a ciò che siamo e alle libertà che ci siamo conquistati”.
C’è grande attesa per l’evento del 5 novembre.
“Tutti gli ospiti hanno accettato con entusiasmo il nostro invito. Ovviamente il risultato che otterremo è frutto anche del lavoro del team che da mesi segue questo convegno: li ringrazio tutti, uno a uno”.
